Da bozzolo a farfalla

 

 

Bende abbraccio, bende contenitore

Bende bianco, bende silenzio,

Bende che cancellano, bende che  negano

Bende dietro cui ci si può nascondere e osservare, in attesa  

 

Bende sciolte, bende nastro, bende libertà

Bende nell’aria, bende ali di un volo sempre più ampio

Su cosa volevo lavorare?

Confusione, parole, immagini, che si sovrapponevano… su cosa volevo lavorare?

Cosa volevo mettere in scena? qual era il mio stereotipo?

Confusione, tante parole, ci giravo intorno senza afferrare, e il tempo passava, le mie compagne cominciavano a girare le loro scene mentre io ancora guardavo sospesa queste immagini che mi si affollavano in testa, nel corpo e non sapevo; con me avevo portato delle bende, era un materiale che sentivo essere importante, e che  era ritornato in diverse vesti nella mia ricerca espressiva con Femmine Difformi.

 

Cosa sono queste bende? Sono le bende dietro cui mi nascondo, proteggo dalla realtà, dalle sue richieste, aspettative, dal suo ritmo troppo veloce.

 

È il mio momento, devo girare la scena.

Come sempre mi succede mi prendo tutto il tempo possibile, e arrivo al mio momento con ancora tanta confusione ma fiduciosa che l’ascolto di dentro, del tempo presente, mi darà le risposte.

Ci avviciniamo con la macchina nella zona dove pensiamo di girare alcune scene tra cui la mia, vedo una strada che corre in fuga chissà dove, nel silenzio, nella solitudine.

Mi affascina, risuona, mi vedo lì, so che è l’atmosfera giusta. Mi avvolgo, stretta ad impedirmi ogni movimento, ogni parola. E sto in ascolto…

Da dietro queste bende in silenzio, osservo, sento, sono bende che mi abbracciano, mi fanno sentire i confini del mio corpo, per tenermi qui e farmi andare oltre; allo stesso tempo diventano anche una gabbia, non è facile uscirne, diventano i tuoi abiti, difficili da togliere.

Attraversare le soglie tra il dentro e il fuori, tra il silenzio e il suono della propria voce non è facile. E allora sto nel silenzio, silenzio, silenzio, in attesa come nella vita. Ma l’energia cresce dentro di me, e diventa bisogno di spaccare, di andare oltre, oltre i limiti, uscire dal silenzio, uscire, uscire. Urlo. Urlo che squarcia il muro del mio bozzolo con tanta cura creato.

Eccomi.  Sono fuori… Ci sono. Sento l’aria. Mi abbraccio. Abbraccio le mie ginocchia, perché mi sostengano in questo viaggio.

A volte quando non vogliono andare mi fanno male.  Ma ora sono pronta, mi guardo intorno, vedo quello che resta del mio bozzolo, quelle bende che un minuto prima mi tenevano stretta nell’immobilità, ora sono diventate nastri che mi chiamano per giocarci.

 

Inizio a muoverli nell’aria, si muovono morbidi  gonfiandosi, li seguo, la mia energia cresce, diventa una danza, sempre più energica, veloce, vorrei andare oltre, sempre più oltre, dov’è il limite?

Corro, mi sento libera, il vento in faccia mi fa sentire di nuovo i confini del mio volto, l’aria mi contrasta e mi accarezza, corro sempre più veloce, sempre più veloce, vorrei prendere il volo.

Le bende si sono trasformate in ali.

 

Tutto questo è stato un racconto nato lì nel tempo presente, ed è stato un racconto anche a me stessa. Finché non vivi, non sai veramente quello che puoi essere.

Per questa possibilità, di cercarsi, trovarsi, sperimentarsi, ringrazio Silva di avermi coinvolto in questo progetto e tutto il gruppo di Femmine Difformi che accoglie come un grande grembo materno l’identità e l’espressione difforme di ognuna.

Inizialmente ho fatto fatica ad entrarci, essere presente in modo attivo, mi nascondevo nel mio silenzio, nelle mie bende, ma il gruppo mi ha aspettato e considerato nonostante questo mio essere fuori tempo, dandomi tanta fiducia nel poter ESSERCI anche io e piano piano le bende si sono sciolte, e dall’essere fuori sono diventata parte del cerchio.

Ora mi accorgo quanta ricchezza è stata per me, che ero la più giovane, poter vivere questa esperienza così intensa, questo gruppo, condividendo le strade, le sofferenze, le profondità di ogni donna che vi ha partecipato.

Quando abbiamo girato il Corpo che sogna all’Isola d’Elba, nell’intensità di quei giorni, la forza dello stare insieme è diventata ancora più forte, siamo diventate un unico corpo intento a tessere la trasformazione.

Ora sono qui, con un tassello di consapevolezza in più. Io sono in quelle bende, in quel silenzio, ma sono anche in quei segni tracciati nell’aria, in quell’energia che mi portava a cercare il volo, e solo averlo vissuto  mi ha permesso di contattare, vedere e riconoscere questa mie possibilità di essere.

Le bende ci sono ancora, a volte mi abbracciano, a volte mi cancellano, a volte mi bloccano, ma le guardo, le riconosco, e sono più sottili. Nella possibilità di vivere i propri fantasmi, dargli un nome, dargli una forma, li si trasforma.

                                                                                                                                                            Monica Serra