Come nascono pittoricamente le Icone?

DALLE MATRICI ALLA STAMPE...una questione tecnica

Le “matrici”, madri naturali e selvagge che poi daranno origine a tutto il processo di stampa e rielaborazione, sono ottenute inizialmente su materiale grezzo, generalmente cartoni di piccolo formato e comprendono immagini realizzate con tecniche di collage, colori a olio e scalfiture impresse con sgorbie da intaglio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La prima stesura di questo lavoro è un urlo, ogni composizione è qualcosa che si muove dentro ed esce con velocità e decisione.

Nella prima fase ogni matrice è stata assemblata in modo gestuale ed istintivo. Le immagini di parti del

corpo “rubate” a donne di riviste patinate, sono state ritagliate e ricomposte fino a creare una nuova unica entità, sproporzionata, improbabile eppure viva e partecipe di quel piccolo spazio che abita.

In questo stadio anche il tratto pittorico è sciolto, non controllato, anarchico; i colori a olio sono quelli maggiormente utilizzati, fortemente diluiti o lasciati al massimo della loro densità, secondo il tipo di energia da esprimere. Così anche le graffiature e le incisioni compaiono con una profondità e un’immediatezza determinati dall’emotività non ancora elaborata, comunque pulsante e parte vitale del processo.

 

Il secondo passaggio corrisponde a un momento di pausa e studio in cui lo sguardo, dapprima orientato verso l’interno, si rivolge alla visione dell’assemblaggio cogliendone l’equilibrio, i movimenti e i messaggi.

Dopo aver apportato qualche modifica per assestare eventuali disarmonie, la matrice viene fotografata per “ricompattare” il materiale grezzo e prepararlo ad essere "un livello unico".

In questa fase utilizzo Photoshop per ritoccare elementi dell’Icona che voglio sfuocare o far risaltare maggiormente, cercando di rendere il ritocco visibile il più possibile: l’imperfezione in questo lavoro si deve vedere!

L’imperfezione è il cuore di questa ricerca.

Se il messaggio dei mass media è nascondere le irregolarità, quello che voglio comunicare attraverso le Icone è la bellezza dell’imperfetta unicità di ognuno.

 

Per quanto mi riguarda “difforme” è l’esatto contrario di stereotipato.

 

In un terzo momento tutto il lavoro in “file” è affidato al tipografo con il quale cerco dimensioni e tonalità cromatiche per stampare il lavoro su tela. La stampa è una soluzione che permette di raccogliere e unire i “livelli”, come in un lavoro digitale.

 

La sovrapposizione e l’uso di diversi materiali rappresentano per me l’urgenza di “mostrare e nascondere, trovare e perdere”. Queste azioni sono scandite da un ritmo in cui ogni traccia è Tempo: una stratificazione che fa parte della memoria, qualcosa si perde, qualcosa riemerge.

Questa sintesi assomiglia al prodotto culturale che ogni individuo assimila nell’epoca in cui vive: ogni sfumatura, gestualità personale è assorbita a favore di un unico “modello”, punto di vista a senso unico da cui guardare la realtà.

Per questo l’ultima fase del mio lavoro è un ritorno al gesto creativo, irritato, nervoso che completa l’opera con una gestualità cromatica, per ribadire la vitale spontaneità del momento vissuto.

Ora la stampa diventa un nuovo territorio sul quale manifestare la propria traccia, un elettrocardiogramma che rispecchia nel presente le nuove pulsazioni della stessa immagine.

Per non perdere la consapevolezza che ogni momento è unico e la nostra possibilità di viverlo non deve essere appiattita.

Potremo stampare la stessa immagine centinaia di volte, ma il segno finale ne cambierà l'espressione evidenziandone il flusso del qui e ora.

La mater matrice resterà sempre la stessa, mentre la stampa, anche se terminata, darà la sensazione che il processo di stratificazione come rituale di scavi e sepolture, possa iniziare nuovamente.

di Silva Masini