Il leader e la macchina del tempo

 

Il Leader è vestito di rosso, è il fuoco, la decisione, la volontà, la fretta, la sicurezza, il fare, l’andare.

Urla a gran voce, chiama il suo popolo, lo vuole portare oltre, aldilà dell’immaginabile.

Mi sono mossa nella ricerca di Femmine Difformi come un acrobata su un filo elettrico, dilaniata tra l’intento di sostenere ogni donna del gruppo e il bisogno di manifestare la mia crisi femminile lavorando io stessa nella messa in gioco del “me”.

 

Alternando questi stati di conflitto interno ho optato come spesso mi succede per “fare tutto il possibile”: la donna, la terapeuta, la madre, la fotografa, l’amica, l’artista… un’overdose di ruoli che mi ha portato a mettere fortemente in discussione il mio Essere nella relazione.

 

Durante i giorni di convivenza per la realizzazione de Il Corpo che sogna ho toccato “il fondo” del problema: ho voluto seguire il lavoro delle Altre e dare spazio anche all’urlo interno che si è fatto strada in questi anni di stimolanti discussioni tra femmine.

 

Non è un caso che lo stereotipo su cui ho scelto di immergermi sia “IL” leader.

Una figura che riguarda il conflitto tra il mio essere donna forte e il ritorno alla fonte della fragilità. 

Un tema familiare, ereditato dal ramo materno. 

Tutte donne forti, comandanti, autonome, convinte che “gli uomini sono deboli, non ci si può fidare di loro… prima o poi cedono, si ammalano, muoiono… scompaiono e ti lasciano sola!!! Tanto vale farcela da sole”

 

A sedici anni, abitando la vitalità femminista degli anni ‘70, ho scelto e curato la Forza del mio carattere, ho accettato l’eredità materna, oscurando invece quella parte sensibile, delicata, lenta, dubbiosa, fragile. 

Ho scelto come tante donne di quei tempi di coltivare e investire sulla mia parte maschile.

 

Negli anni sono passata dall’adolescente amazzone, guerriera, alla donna leader, sicura di sé, inarrestabile, lucida, determinata, intuitiva, intelligente, sempre pronta a tutto, a essere punto di riferimento per gli altri, motore trainante, veloce, scattante, piena di idee.

 

…un vecchio copione mentale, privo di senso che spesso si riproduce in automatico nonostante il corpo manifesti la sua contrarietà.

 

Sento che il vero percorso inizia proprio ora, per ricostruire i frammenti e pacificare: pezzi di corpo, sensibilità perdute, pregiudizi, libertà di essere, condizionamenti, pensieri e convinzioni.

 

Il corpo che sogna è stato per me una bella occasione per svelare il segreto del Leader e finalmente condividere l’urgenza di ritrovare il contatto con la vulnerabilità.

 

Il Leader è vestito di rosso, è il fuoco, la decisione, la volontà, la fretta, la sicurezza, il fare, l’andare.

Urla a gran voce, chiama il suo popolo, lo vuole portare oltre, aldilà dell’immaginabile. Ma come spesso accade il popolo è lento, è distratto, si perde.

 

“Venite venite” grida a squarciagola, affamato di gente.

Si agita sulla sua Macchina del Tempo, arrugginita e muta.

Movimenti convulsi, un grande investimento di energie, nel chiamare, nel gesticolare e un inutile andirivieni di pensieri.

 

Poi un lampo di lucidità: il contatto con il momento presente!

 

Il leader si accorge che la Macchina non funziona, non risponde ai suoi colpi violenti, resta silenziosa, immobile sotto le sue grida sempre più disperate.

 

Così quell’essere vestito di rosso percepisce finalmente il Tempo, tutto è fermo intorno a lui, non c’è nessuno nonostante i suoi sforzi, nessuno che lo abbia seguito in quel viaggio contro natura.

 

È solo con se stesso, con il suo corpo che si è fatto fragile, con la voce che trema.

 

Ultimi tentativi autoritari per dimostrare a se stesso che la macchina può funzionare se presa a calci.

 

Silenzio.  Solitudine. Cura.

 

Lei muove i suoi passi verso la terra, si sdraia e ascolta il respiro del tempo.

 

Si abbandona.

 

Esistere al posto di Resistere

 

Immobile come la macchina, aspetta.

 

…e intanto un coro di voci la raggiunge…

 

MACCHINA DEL TEMPO

 

È il corpo al quale affidiamo un compito impossibile, vivere in eterno.

La macchina ci ricorda che siamo impermanenti e soli, ogni cosa materica deperisce, il nostro corpo prima o poi si fermerà.

Sulla macchina arrugginita del Tempo il fare compulsivo, il movimento nevrotico nello spazio, la fame bulimica di relazioni diventano azioni contraddittorie, tragicomiche.

L’invito della macchina è silenzioso e immobile, un invito all’ascolto, alla meditazione.

È la possibilità di fermarsi, entrare in contatto con gli ingranaggi arrugginiti rimetterli in moto… forse è per questo che la macchina è ferma?

O forse è solo un sogno?

                                                                                                                                                                      Silva Masini