La piccola fiammiferaia

 

Fragile, infreddolita, sola. Lei offre il suo cuore (il fuoco) a qualcuno che non ne coglie la bellezza.

La scelta del mio personaggio non è stata immediata.

Si tratta di un'acquisizione che è passata attraverso livelli di consapevolezza diversi per scoprire infine il rispecchiamento del momento emozionale in cui mi trovavo. 

Inizialmente il mio stereotipo voleva essere "la sposa rifiutata". Perché proprio così mi sentivo. Infatti il mio rapporto con il maschile era appena passato attraverso un'esperienza dolorosa di rifiuto e di non riconoscimento che mi aveva profondamente ferito.

In quel momento mi sentivo donna con tutta la sua completezza, i suoi doni, e le sue fragilità non ascoltate.

Avrei voluto esprimere il freddo che avevo dentro e che il confronto con il maschile mi aveva procurato.

Però, scendendo in profondità dentro di me, mi sono resa conto che ciò che provavo era qualcosa di più che sentirmi una "sposa mancata" o rifiutata.

Provavo freddo, isolamento e chiusura.

Allora è arrivata l'immagine della "piccola fiammiferaia".

Fragile, infreddolita, sola. Lei offre il suo cuore (il fuoco) a qualcuno che non ne coglie la bellezza.

Mi sono voluta immergere in questo personaggio fino a viverlo e sentirlo profondamente. L'ho esplorato dentro di me ascoltando la sua bellezza e la sua forza, che non era ancora visibile. Mi sono accorta che la fiammiferaia aveva in sé un grande potere: lei vende i fiammiferi, sa maneggiare il fuoco e ne conosce il calore. 

Ed è proprio attraverso il calore del fuoco che arde nel suo cuore, che lei riesce ad andare oltre e ad aprirsi. Si accorge che nella vita sono presenti altre realtà. È' proprio uscendo dalla chiusura, dall'isolamento che viene dall'annichilimento interiore, che il mio universo si è espanso. Rendendomi conto che il calore poteva essere espanso, ciò cambiava la mia prospettiva. Il fuoco interiore era allora in grado di nutrire sia me che il mondo che mi circondava. 

Vivendo pienamente quest'esperienza di identificazione nello stereotipo ed amandolo, ho potuto trascendere un trauma che era dentro di me.

Vivere la fiammiferaia ha comportato affrontare una sfida. Ho girato le scene di questo personaggio sentendo e vivendo la sua anonimità in mezzo alle persone e alle macchine che passavano. 

 

Lì sentivo che non ero più io, non ero più Anna, ma una vera fiammiferaia. I passanti mi guardavano e le macchine, vedendomi seduta sul marciapiede, rallentavano. Forse mi avevano scambiato per una vera mendicante. Ma volevo capire davvero cosa voleva dire sentirsi così. Io mendicavo amore, quindi, alla fine, non c'era tanta differenza!

Questa identificazione profonda con la fiammiferaia mi ha dato la possibilità di guardare bene dentro di me, quasi come se avessi usato un microscopio. Più scendevo in profondità, più il mondo si apriva. E alla fine la fiammiferaia si è consumata e rigenerata nel fuoco che da esterno è diventato interno. Ed è avvenuta la metamorfosi.

Nel filmato, la fiammiferaia si è accorta che tutto è possibile nella vita. Ha potuto spogliarsi dei suoi abiti per ricominciare con le nuove possibilità che l'Universo offre a ciascuno di noi.

Dopo qualche mese da allora, mi sono accorta che avevo davvero lasciato andare lo stereotipo della fiammiferaia. Lei era uscita finalmente dal buio e dal freddo ed era andata verso il sole!

 

                                                                                                                                                                           Anna Morosi