MaDonna

 

 

E anche a te una spada trafiggerà l'anima

 

Vangelo di Luca

Nell'esplorazione creativa col gruppo di Femmine Difformi Project mi sono trovata a interpretare istintivamente personaggi di grande forza come la Giustizia e l'Imperatrice (che peraltro simbolicamente portano ambedue la spada), eppure molto solitari, tristi, spigolosi.

Ad un certo punto ho capito che dovevo contattare direttamente 'le spade'.

Sì, proprio le spade, simbolo tanto di virtù e potenza quanto di distruzione e dolore.

Quel chiaroscuro stridente fra l'aggressività manifesta e il mio dolore nascosto che solo poche poche persone intime hanno l'occasione di contattare. Chiamiamola ‘paura dell’intimità emotiva’. Ed allora ecco emergere il bisogno di sentirmi trafitta dalle spade, infliggermi una costante punizione come se non meritassi di essere felice. Come se la felicità fosse quasi immorale.

Un gioco triste e malato che alterna ricerca di approvazione ad autopunizione.

 

O voi tutti che passate per la via,

fermatevi e vedete se c'è dolore simile al mio! (Geremia, I, 12)

 

L'annullamento di me in funzione di una spasmodica ricerca di gratificazione. Lo zerbinarmi, l'annullarmi, l'autoflagellarmi. L'abnegazione. Il che poco si confà alla mia immagine estetica che generalmente richiama il sorriso e la solarità. Ma si sa, il buio è profondo e nascosto. E tanto più è forte la luce, tanto più è netta l'ombra.

 

A che ti para­gonerò o a chi ti somiglierò, figlia di Ge­rusalemme?

... La tua amarezza infatti è grande come il mare. Chi ti potrà consolare? (Geremia, Lam. II, 13).

 

E quindi, dicevamo, le spade. Le ho cercate con cura, proprio come le volevo.

Sono giunta all'Isola d'Elba armata, con le spade in spalla come una guerriera. Non ho fatto nemmeno una fila. Come mi avvicinavo le persone mi facevano il largo intorno. Mhhhh che divertente! Anche la mia andatura era cambiata. Più sicura, eretta, quasi rigida.  Immaginavo che nel soggiorno elbano avrei lavorato sul tema del guerriero.  

Sì, perché poi mi piace baccagliare, sfidare in una prestazione di forza. RESISTERE RESISTERE RESISTERE!

Eppure qualcosa mi sfuggiva, non mi convinceva.

Così, fra il bere un caffè, tagliare i peperoni, cuocere il pranzo, fumare una sigaretta, fare una riunione e raccontarsi le storie della buona notte, è emersa chiara l'immagine della sintesi: la Madonna delle 7 spade. Che in realtà a volte sono 3 (come le mie), altre volte 5 e altre ancora, appunto, 7. Ed è conosciuta anche come Maria o Mater Dolorosa o Dolorosa, Maria Desolata, Maria dei Sette Dolori, Beata Vergine del Pianto, Maria delle Lacrime, Maria della Pietà e Beata Maria Virgo Perdolens.

Insomma, non facciamoci mancare niente eh?

 

'Tutte le Generazioni ti chiameranno Beata'

(Solennità dell'Assunzione)

 

Sai che fortuna! Come se la Madonna stessa, con quel che ha passato, avesse avuto una vita semplice… Eppure rimane sempre la serva fedele pronta ad eseguire gli ordini e i comandi che le vengono impartiti, la sentinella sempre accesa, così eccelsa, così alta, così efficiente.

Si fa presto a dire 'beata', ma la sofferenza? Eh? Chi la prova? Ma tu che ne sai come sto? Ma credi davvero che dietro al mio sorriso biondo ci siano solo farfalline svolazzanti? Ma cosa ne sai di come le emozioni mi affliggono il corpo? Cosa ne sai degli incubi paurosi che mi frustano con catene taglienti? Dei miei lividi, delle mie mutilazioni metaforiche?

E meno male che son beata…

 

Insomma, era quasi l'ora del tramonto. Avevo chiara l'immagine iniziale, kitsch quel tanto che basta da richiamare una possibile scena horror da B movie. Poi mi sono affidata a ciò che accadeva. E mi è piaciuto. Mi è piaciuto abbandonarmi completamente al dolore. Ed io stessa che mi trafiggo e trovo piacere nel crearmi dolore. Sì, sì, ancora, ancora!!! Masochismo puro. Ahhhh che soddisfazione!!!! Dai, affonda ancora quella spada, puoi soffrire ancora un po' e immolarti in un delirio che odora di martirio.

Finalmente tutto fuori, tutto alla luce. È tutto così manifesto ed eccessivo da essere necessariamente circense, grottesco, comico e psichedelico insieme.  Ridicolo.

Finito lo show di me stessa, mentre ridevo in modo compulsivo, ho rischiato di strozzarmi con il collare di strass che portavo stretto al collo. Davvero mi mancava il fiato ed ero incapace di liberarmi da qual cappio finché non sono riuscita a strapparlo. E lì lo stordimento era pur sempre reale. Spettacolo dentro lo spettacolo, eccesso dentro l'eccesso, “Venghino Signori, Venghino!”.  

In tutto questo, qual è la verità? E quale la finzione? Immaginato e vissuto non sono forse la stessa cosa?

 

Bisogno di trasformazione. E allora via, un salto, senza passaggi. Sarà salto quantico? La spada diviene oggetto di forza e strumento di discrimine. Non è sguainata, ma è placidamente ripiegata nel fodero.

Perché adesso ho bisogno di riposarmi un po'.

Perché non c'è bisogno di ostentare. Non c'è bisogno di esagerare.

Non c'è bisogno di farsi del male.

Basta a questo pozzo senza fondo di sacrificio sterile.

Ebbene sì, lo ammetto.

Sono umana

sono delicata

e ho bisogno d'amore.

E se non vi va bene, pazienza.

 

È così.

E così sia.

Amen

 

L'accoglienza, l'intelligenza, l'intuizione, la Vita di Femmine Difformi Project è preziosa. La competenza, la collaborazione e le giornate di intenso lavoro con Cine sin Autor sono davvero stati straordinari.

Perché la partecipazione è realmente la chiave per creare un mondo migliore.

E alla fine, stare bene, è pur sempre una questione politica.

 

                                                                                                                                                                  Silvia Martini