La storia di K

20.12.2017

La rete di Femmine Difformi ha raccolto una testimonianza toccante: la storia di k.

Vogliamo intrecciare questa vicenda, raccontata in prima persona dalla ragazza, con le altre trame per ricordare che la condivisione è forse l'unico mezzo per dare sostegno e offrire una nuova possibilità.

Auspichiamo che portare alla luce le nostre storie più buie e sommerse nella paura e nella vergogna, possa essere un’opportunità per trasformare condizioni di sottomissione apparentemente irrisolvibili.

 

La traccia numero 3  dell'ultimo compito in classe del primo trimestre, richiedeva alle studentesse e agli studenti di una seconda classe superiore di indicare un argomento da suggerire all'insegnante come futuro lavoro in classe, motivando il perché tale proposta potesse essere interessante per delle/gli adolescenti.

L'alunna K, tale denominazione allude al personaggio kafkiano, anche se la situazione invece di essere surreale e grottesca risulta purtroppo molto reale, è una ragazza straniera (volutamente non definiamo la nazionalità) che vive in Italia da 3 anni.

K è maggiorenne, frequenta con profitto la seconda superiore.

La sua storia di vittima di violenze subite dal padre/padrone ha molte sfumature, e nel testo che ha scritto con la rudezza della semplicità mette a fuoco tutto il suo dramma.

Il compito è stato svolto in classe pochi giorni dopo la denuncia ai carabinieri che hanno provveduto ad allontanarla da casa e iniziato la procedura di ricovero in una casa famiglia.

K. aveva già provato a fare questo passo un anno fa, ma aveva sempre rinunciato per timore di abbandonare la madre, la sorella e il fratello, minori ambedue.

Adesso con grande coraggio ha portato avanti il suo bisogno di essere libera sperando di poter essere di aiuto con il suo esempio non solo al fratellino e alla sorella, ma a tutte le persone che subiscono violenza e vessazioni.

Come traccia di lavoro io proporrei "la violenza sulle donne".

È un tema che secondo me interessa molti adolescenti.

Perché? Perché molte famiglie si distruggono a causa della violenza.

Figli che vanno via di casa, genitori che si separano, padre che alza le mani sui propri figli, marito che alza le mani su sua moglie.

 

Insomma in che mondo viviamo? Io direi anche basta.

 

Ero stanca di sopportare tutte quelle violenze che mio padre mi faceva ogni giorno.

Mi dava più botte che da mangiare. Credetemi non è facile raccontare la propria storia, che io ho sempre chiamato una vita nell'inferno.

Dicevo sempre che la mia vita non ha più senso, ero in mezzo al buio, schiaffi, botte, offese, erano queste le attenzioni che il mio babbo usava su di me, anche se non c'era un motivo per farlo.

Non sono una schiava per maltrattarmi, anche io ho un cuore e un'anima. In quel tempo non pensavo ad altro che la vita che facevo in quella casa.  Finché un giorno ho deciso di fare un passo in avanti per migliorare la mia vita. Ne ho avuto abbastanza di violenza, ma alla fine ho visto la luce.

Con l'aiuto delle persone sono riuscita e riuscirò a stabilizzare la mia vita.

Ora guardo solo il futuro, e non voglio pensare al passato. Questa è la mia storia e spero che nessun altro lo subisca.

 

Con questo voglio dire che nessuno deve stare zitto: parla con i professori, amici. 

Non bisogna nascondere il proprio problema che ti può rovinare la vita, non accettare di essere violentata, parla!

 

K.

 

 

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