Nonnina rifiorita

22.03.2018

a cura di

racconto pubblicato su Art10100 

in collaborazione con Medicamenta

 

 

 

Dalla brina del tempo, tra il cotone e il lino di un piccolo cassetto dimenticato chiuso, affiora l'immagine di mia nonna materna, Elena, materna non solo per genealogia, piuttosto nel senso che mi è stata madre: sono cresciuta con lei.

 

Quest'anno avrebbe compiuto novant'anni. Mi sono sempre illusa di somigliarle un poco, anche se in effetti, andando avanti con l'età, la somiglianza vira inesorabile verso altri volti. Il suo non l'ho mai visto come in questa foto, in cui era una ragazzina, e a guardarlo così fresco e dolce sono contenta di sapere che è impresso in me, sebbene sia sedimentato sotto strati di geni di genitori nonni bisnonni e così via fino a ripercorrere tutta la strada in salita delle origini. Adoro le foto in bianco e nero, vecchissime, per il loro odore pungente e per i mondi lontani che portano racchiusi in sé. Per gli sguardi stampati incerti, che ancora non sanno l'avvenire, e qui, da questo mio presente, che è il futuro neppure immaginato o sperato di questi occhi, si affacciano, mi pare con una domanda a cui il tempo ha risposto. Ho sempre sognato fin da bambina di spuntare in una di queste vecchie foto, proprio al centro, di dire per esempio: ma lo sai chi sono io? Sono la tua futura nipote! Chissà se sarebbe stata felice, mia nonna ragazzina, di sapere che ci sarei stata io, un giorno.

 

Stavo pensando che per anni non ho voluto andare al cimitero a portarle fiori, accendevo piuttosto una candela nell'intimità domestica pensando a lei, al cimitero mi è sempre piaciuto andare ma per scoprire le storie di chi lo popola, per passeggiare in un luogo che mi trasmette serenità, lei invece mi sembrava abitasse altrove. Poi però è rimasta sola, tutti si sono trasferiti lontano, qualcuno lontanissimo, così mi è venuta quest'ansia di non lasciare abbandonata la sua attuale dimora, e quando vado a trovarla, al rientro, faccio un giro nel quartiere di periferia in cui sono cresciuta, vado fin sotto casa nostra, che ora non ci appartiene più, e una volta ho anche visto la finestra aperta, ma lei non era affacciata ad aspettarmi, così mi è sembrato una specie di incubo, come quando sogni di essere a casa con le persone che ami e queste all'improvviso spariscono, non rispondono più, non puoi toccarle, e la casa è la stessa eppure ha dettagli che non riconosci, sei consapevole di essere a casa tua, ma è come se fossi da un'altra parte e anche tu sei tu ma non esattamente, ecco, una specie di incubo che poi qualcuno chiama morte o tempo che passa.

 

A me i fiori per esempio non piacciono, per lei compro quelli di seta che durano di più, ma lo so che è nella cura di una piantina viva e vegeta, in un germoglio sbocciato allegro, nella terra profumata dove le cose cadono e scompaiono per poi ritornare dissimili, è lì da qualche parte che viviamo ancora insieme. Lei mi diceva sempre che i fiori voleva goderseli da viva e io, che ero giovane e distratta da me stessa, non gliene ho regalati abbastanza. Adesso che la sua foto è addormentata nell’ovatta di un cassetto attendo rifiorisca il suo ricordo, tutti gli anni, come una primavera domestica a cui solo io ho accesso.

 

 

 

Silvia (Giovanna) Rosa nasce nel 1976 a Torino.

Laureata in Scienze dell'Educazione, ha frequentato il Corso di Storytelling della Scuola Holden di Torino. Fa parte della redazione di Argo e per NiedernGasse cura la rubrica "L'asterisco e la Margherita", firmandosi con il nome di Margherita M.

Si è occupata del progetto di traduzione poetica e interviste di alcuni autori argentini, dal titolo "Italia Argentina ida y vuelta: incontri poetici", pubblicato nel 2017 in e-book, a cura di Versante Ripido e La Recherche. Suoi testi poetici e in prosa sono presenti in diversi volumi antologici e sono apparsi in riviste, siti e blog letterari.

Tra le sue pubblicazioni: il saggio di storia contemporanea "Italiane d'Argentina. Storia e memorie di un secolo d'emigrazione al femminile (1860-1960)", Ananke Edizioni, 2013; le raccolte poetiche: "Genealogia imperfetta" (con prefazione di Gabriella Musetti), La Vita Felice 2014; "SoloMinuscolaScrittura" (con prefazione di Giorgio Bàrberi Squarotti), La vita Felice, 2012;  "Di sole voci" (con prefazione di Alessandra Pigliaru e postfazione di Enzo Campi),  LietoColle Editore 2010 (II ediz. 2012); il libro di racconti: "Del suo essere un corpo", Montedit Edizioni, 2010.

È in corso di pubblicazione per i tipi della Ladolfi Editore la sua nuova raccolta poetica "Tempo di riserva".

 

Biografia completa su www.larecherche.it 

 

 

 

 

 

 

 

Tags: donne e violenza

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