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  • Silva Masini

Nodi e Doni nella relazione con la madre - 3

A dicembre 2023 ho incontrato un gruppo di donne modenesi. Insieme abbiamo fatto molti percorsi creativi e di crescita personale, inoltre il gruppo ha spesso seguito e sostenuto le ricerche del collettivo FD.

Con loro c'è scambio e fiducia, molta apertura e sintonia, così quando ho proposto di fare un Cerchio e scambiarci le impressioni sul tema "Nodi e Doni nella relazione con la propria madre", per ampliare la ricerca Gestazione che stiamo sviluppando con le Femmine Difformi, il gruppo ha risposto con entusiasmo.

Durante l’incontro Silvia aveva proposto di portare delle fotografie per avere un riferimento visivo/affettivo e per avere la sensazioni che tutte le nostre madri fossero lì con noi nel cerchio.

Qui di seguito condividiamo le “voci” di queste donne e delle loro madri, che si uniscono al coro difforme che stiamo cercando di evocare.




Monica M.: Solo recentemente sono riuscita a fare un po' di chiarezza sul rapporto con mia madre, grazie alle sedute con la psicologa; con la terapeuta ho indagato sul perché reagisco con un dolore lacerante e sproporzionato quando le persone si allontanano da me, addirittura quando sto parlando e l'interlocutore cambia discorso o si distrae. Divento matta di dolore e di rabbia (che "ovviamente" non esprimo).

Probabilmente, nonostante mia madre avesse manifestazioni di affetto plateali e facessimo insieme tante cose nell'infanzia e anche in seguito, io sin da piccolissima l'ho sempre percepita chiusa in un mondo tutto suo, a lottare contro la sua infelicità, contro la sua depressione mascherata dall'esuberanza, con accanto un uomo duro e intransigente e pure fedifrago.

Questa scoperta a me è servita per l'oggi, per affrontare più serenamente gli eventi.

Per preservarmi allontano l'idea di aver usato male il mio tempo con lei, mi giustifico affermando che la depressione non può comprenderla e curarla una bambina o un’adolescente inesperta o una giovane donna molto concentrata sulla propria  vita.


Franca B. : Ho perso la mamma a 17 anni, mi manca una parte importante di vita con lei. Per come me la ricordo, severa e autoritaria, era lei che portava i calzoni in famiglia e organizzava tutto, decideva lei, un’impostazione senz’altro matriarcale.

Riguardo la pacificazione sono sempre stata molto serena nei suoi confronti, anzi ritengo di aver ricevuto un dono prezioso da mia madre: saper ascoltare.

È un dono che ritrovo lavorando nell'ambito della scuola, avendo a che fare con tante mamme. Quando sono con loro, che hanno situazioni particolari, a volte molto difficili, con bisogni speciali, molte volte, sento che le posso aiutare anche solo con l’ascolto, senza dare consigli. Accolgo quello che mi raccontano.

Poter condividere i loro problemi con qualcuno che non le giudica diventa rassicurante, visto che c'è spesso il senso di colpa, la frustrazione di non essere all’altezza del loro compito di madre, di ciò che si aspetta la famiglia, la società.

Ecco, ascoltandole mi sento di sostenerle.

Pensare che mi ha sempre dato molto fastidio quando le persone mi dicono: “Non sei mamma, non puoi capire!”.

Non sono d'accordo, assolutamente non sono d'accordo! Se c'è empatia e se c'è un ascolto attivo, ti immedesimi nell'altra persona e cerchi di capire. Certo non ho vissuto l'esperienza di avere figli, ma questo non vuol dire che non possa comprendere le difficoltà o le gioie di una mamma.


Elisa A: Ho trovato solo questa foto, un luogo bellissimo dove ho passato poi l'infanzia. Io ho avuto un rapporto con mia madre molto conflittuale, perché lei mi dava sempre contro, invece mio padre era più comprensivo. Ma poi ho capito come mai si comportava così con me.

Una volta mi ha confessato un suo segreto, qualcosa che le è successo da giovane: in pratica lei è diventata una ragazza madre.

Viveva in montagna, in un ambiente molto chiuso e giudicante, come potete immaginare.

Lei è nata nel 1926, quindi nel 1940, quando le è successo, aveva poco più di 20 anni,

Un ragazzo di cui lei era innamorata l'ha messa incinta, le aveva promesso che l'avrebbe sposata, e poi dopo non l'ha fatto.

Lei nonostante tutto ha portato a termine la gravidanza, tra l’altro per evitare ricadute e giudizi pesanti era andata a Milano da una famiglia che l'aveva accolta come donna di compagnia. Stava scappando, non doveva far vedere che era incinta, doveva vergognarsi e nascondere la sua maternità…a vent’anni! Poi il padre del bambino l'aveva fatta tornare promettendogli di nuovo di sposarla, invece l’ha ingannata nuovamente!

Ma il dramma è che il bambino è morto quando aveva 8 mesi.

La polizia aveva addirittura sospettato che fosse stata lei ad ucciderlo per vendicarsi del ragazzo che l’aveva abbandonata. Fortunatamente c’erano delle prove che l’hanno scagionata da questi sospetti: quando il bambino era stato male, lei era andata subito dal dottore… e si parla di montagna, a quei tempi…quindi fare chilometri tra boschi e grandi distanze da percorrere per cercare un dottore! Si era attivata per salvare suo figlio…chiaramente!

Una storia così fortemente legata ad un condizionamento sociale, in cui la madre diventa un capro espiatorio: lei già sta soffrendo, è stata abbandonata dal padre del bambino, sta perdendo suo figlio, giudicata dalla piccola comunità perché ragazza madre…e inoltre la indagano anche per omicidio!

Ma la cosa che mi ha fatto più star male è il comportamento dei maschi della famiglia.

Non l’hanno giudicata, però non l'hanno neanche supportata e protetta da questo uomo!

Mia madre mi ha raccontato questo suo segreto una decina d'anni fa, ce l’aveva dentro e, ogni tanto mi diceva “prima o poi ti devo dire una cosa”.

Così dopo l'ho capita, ho capito perché lei mi remava contro: aveva paura che quando ero giovane mi succedesse la stessa cosa che era successa a lei, non voleva che soffrissi quello che ha sofferto lei! Voleva proteggermi.

Dopo ho capito, dopo l'ho amata, l'ho amata e l'ho capita, l'ho amata. L'ho proprio amata moltissimo, l'ho abbracciata, l'ho sentita più una sorella che una madre.

Era una storia così forte e importante che l'ho raccontata a mio figlio, c'era anche lei, è stato molto bello perché ha unito le tre generazioni in una condivisione profonda.



Lorella: Io ho avuto un rapporto difficile con entrambi i genitori perché mio padre era un malato psichiatrico e mia madre non riusciva a gestirlo. Per noi è stata una figura pesantissima, mia madre non riusciva a contenerlo, ha avuto le sue difficoltà poveretta.

Io ero la terza figlia femmina, non mi voleva nessuno. Poi mio padre è morto. Avevo 19 anni ed è stata una liberazione per tutti! Certo ti porti poi dietro dei sensi di colpa pazzeschi, non è che ho fatto i salti di gioia, però dentro sentivo una sorta di liberazione e si aprivano degli orizzonti nuovi anche se con tanti sensi di colpa.

Mia mamma da quel momento, era ancora abbastanza giovane, aveva 59 anni, è cambiata moltissimo, è rifiorita, ha cominciato ad andare in vacanza, cosa che non si faceva, non si poteva assolutamente fare prima….poi ha trovato il fidanzato, e anche nei miei confronti si è instaurato un rapporto diverso.

Mia mamma ha una storia davvero difficile, è rimasta orfana di madre a 2 anni, suo padre si è risposato quando lei ne aveva circa 10, si è sposato con una cugina … ma la sua mamma non c'era, aveva questa carenza, e dentro di lei secondo me è sempre rimasta un po' bambina: gioia di scoprire il mondo, di andare, di fare, aveva una freschezza che non ti aspettavi da una donna di quella età.

Fin da quando ero piccola, era come se sentissi di dover essere io a proteggere lei.

In effetti più tardi questa cosa si è realizzata, perché poi quando si è manifestata la demenza mi sono presa cura di lei… le mamme diventano le figlie delle loro figlie.

In questi anni della sua malattia credo di essere riuscita a pacificarmi con lei, a capire che con tutto quello che si era vissuta ha fatto il meglio che poteva, non è stato facile.

Ho scelto due foto, una è quella della mia prima comunione dove c'era mia mamma con me, è stato il primo giorno in cui io ero al centro dell'attenzione.

Questa seconda foto invece mi piace perché è la prima casa dove sono andata a vivere da single; quando sono uscita di casa mia madre era arrabbiata, mi diceva “eh perché vai lì adesso che sono vecchia… proprio ora che ho bisogno di te…” però poi in realtà nella foto è molto sorridente.

Personalmente ho sentito l'orologio biologico, forse un po' l'ho sentito, però se devo dire la verità non ho desiderato nella mia vita di diventare mamma, e non so neanche quanto istinto materno, o istinto di cura o di accudimento ci sia dentro di me, sinceramente non lo so, ma va bene lo stesso. Sono contenta così.


Fio: I doni: posso dire sicuramente che ho il sorriso di mia madre, che non è una cosa da poco, perché non è solamente un tratto fisico, ma qualcosa di interiore. La caratteristica più bella di mia madre era il sapersi adattare alla vita e questo lo faceva sempre col sorriso.

Credo che la dote più grande che mi ha lasciato sia quella: lei non si perdeva mai d'animo “un passo alla volta le cose si affrontano tutte”.

La ricordo la sera che quando aveva finito di lavorare, si sedeva e lavorava a maglia, un senso di serenità, di pace.

Il grosso dono che mi ha fatto è quello di restare serena anche davanti alle avversità, i doveri, i pesi da portare.

Era una persona timida, quando è morto mio padre per lei è stato un grande colpo, secondo lei non era in grado di affrontare la vita da sola, nelle cose pratiche …anche se in realtà non era così, era solo una sua percezione.  In effetti mio padre e mia madre hanno sempre lavorato insieme, sono stati sposati dal 1960, mio padre è morto nel 1998, quindi 38 anni, hanno sempre lavorato e vissuto insieme 24 ore al giorno, sempre.

Venendo a mancare mio padre lei si è sentita persa.

Quando poi anche lei si è ammalata, un'amica psicologa, con cui mi ero confrontata mi ha detto: “Affronta questo momento. In questi mesi che hai davanti, approfitta del fatto che puoi conoscere tua madre, che ti puoi rapportare con lei, come ci si rapporta con un'altra donna, con un altro essere umano, innanzitutto, perché delle volte ci dimentichiamo che i nostri genitori sono esseri umani, fragili e impauriti.

Così ho seguito il suo consiglio, anche se con molta fatica, perché un nodo che mi ha trasmesso mia mamma, ma anche mio padre, è di non saper comunicare l'affettività.

Loro non erano dei genitori espansivi, che ti prendevano e ti coccolavano, no!

Io mi sono sentita amata come figlia, sia da mio padre che da mia madre, erano molto presenti e si davano da fare per accudire, per soddisfare le nostre esigenze, mie e di mia sorella. Ma difficilmente ci abbracciavano o ci coccolavano.

E comunque nei mesi in cui lei è stata ammalata, sforzandomi, e credo che anche lei si sia parecchio impegnata, siamo state insieme, a parlare, a raccontarci.

Non ci veniva naturale, però diciamo che un po' perché io spingevo, un po' perché lei si rilassava, c'è stato un grande scambio.

Sono stati dei mesi bruttissimi da un certo punto di vista e bellissimi dall'altro. 

Quando lei ha cominciato a star male, sono rimasta a casa dal lavoro; quindi, eravamo assieme per tanto tempo e mi raccontava storie personali in cui lei andava a servire fuori, nei paesi, tempi di guerra, quando passavano i partigiani, quando passavano i fascisti, il suo rapporto con sua madre. Tutto molto commovente.

Ho preso tre foto, questa mi fa molto ridere perché sembra una famiglia... ci sono mia madre e le mie due nonne, materna e paterna, io, mia sorella e mia cugina, quindi è una foto di femmine. Sembriamo una famiglia matriarcale ma non lo eravamo in realtà.

Invece in questa foto, stiamo facendo il pomodoro, è un'eredità che mi hanno sicuramente lasciato i miei genitori, tutti e due, ma in particolare mia madre, perché erano più “cose da femmina”. La passione per la campagna, e.… il piacere del lavoro.

Noi in Emilia-Romagna abbiamo il culto del lavoro, però per loro il lavoro era anche un piacere, una passione e a me questa cosa me l'hanno trasmessa tanto. 

Infine in questo ritratto ci sono io quando sono nata, con i miei genitori, mia mamma aveva questo sorriso dolce... sento moltissimo l'appartenenza alla mia famiglia.

Più vado avanti con gli anni e più mi rendo conto di quello che mi hanno dato, mi accorgo di fare, di avere degli atteggiamenti, di avere delle abitudini simili.

Per i nodi...I miei sono morti da tanto tempo, mia madre vent'anni fa e mio padre venticinque. Ho avuto tempo di perdonarli e comunque non ho mai pensato che dovessero essere perfetti. Ovviamente quando ero adolescente mi scontravo con loro, mi arrabbiavo perché loro, secondo il mio giovane punto di vista, erano tutti sbagliati. Ma poi sono cose che passano e si cresce, si matura.

Forse il nodo più evidente è l'anaffettività, la paura di confrontarsi. La fragilità di mia madre, di pensare di non essere in grado di affrontare la vita da sola.

Quella ce l'ho avuta e ce l'avrò ancora.

Ma alla fine quello che resta dentro di me: mia mamma è un ricordo dolce e un bellissimo sorriso.



Silvia: Ma vi rendete conto che dono che stiamo facendo alle nostre madri?

Oggi riportandole in vita, nei nostri ricordi, stiamo dando loro l’importanza che si meritano.

E ogni tanto mi viene da pensare “chissà quando non ci sarò più...se qualcuno dei miei nipoti, visto che non ho figli, andrà a fare ricerche su di me, andranno come abbiamo fatto noi a ricercare nell'albero genealogico, nelle storie vissute dai nostri cari”.

Mia mamma quando le chiedevo della sua vita, rispondeva con piacere, si raccontava volentieri.

Il dono che loro hanno fatto a noi? ci hanno messo al mondo.

Se siamo qua dobbiamo dire grazie a nostra madre.

E gli stiamo facendo un dono anche noi, parlando di loro, sono tutte qui con noi in Cerchio!

Questa casa è la mia casa di famiglia, non ci sono nata, però ho passato qui la mia adolescenza. Ci abitavamo in sei, per cui la casa è molto grande.

Negli ultimi anni sono tornata a abitare qui con mia mamma, che era rimasta da sola e che aveva problemi di salute. Aveva bisogno di qualcuno che la rassicurasse, le tenesse un po' compagnia, che non la facesse sentire sola, lasciata da sola con le medicine, con le cose da gestire.

Io sono la figlia femmina non sposata, gli altri, fratello e sorelle, avevano tutti famiglia, ed è stato “quasi naturale” che spettasse a me.

Sono stata ad abitare con lei quattro anni, sono stati quattro anni di comunione, ci siamo trovate bene, abbiamo parlato tanto.

Io, nel frattempo, andavo a cercare le origini della mia famiglia, ne parlavamo insieme.

In quell’appassionante ricerca è successo che a volte l'accusavo di essere stata troppo accondiscendente, troppo malleabile, non diceva mai di no, sempre pronta con tutti, e poi tutti le mettevano i piedi in testa.

Ora, quando ci ripenso, mi rendo conto che sono identica a lei, incredibili specchi della vita! Vediamo negli altri, e ci da molto fastidio, quello che poi ci riguarda profondamente.

Sono identica, cioè ho lo stesso atteggiamento, e anche nelle mie storie sentimentali ho ripercorso praticamente quello che faceva lei con mio padre.

Nei miei rapporti di coppia ho rivisto gli atteggiamenti di mio padre e mia madre, le loro dinamiche. 

Mia mamma è morta in un modo abbastanza veloce, dopo una caduta, si è fratturata il bacino. Non sapevamo come gestire la cosa, mio fratello voleva riportarla a casa, ma avrei dovuto occuparmene io, perché mio fratello e le mie sorelle erano molto impegnati.

In quel momento mi sono imposta e ho detto di no! Una delle poche volte nella mia vita. Non era possibile per me gestirla visto che doveva stare un mese ferma nel letto, immobile. Così ho proposto di metterla in una struttura.

Questo ha creato un pochino di dissapori, anche se le mie sorelle erano abbastanza d'accordo. Era il periodo post-Covid e in effetti nelle strutture sanitarie non potevi vedere i tuoi cari. Tutto molto difficile e disumano.

Noi la vedevamo da fuori, dal vetro, è stato un periodo molto doloroso.

Dopo poco si è aggravata e l’hanno portata in ospedale perché non respirava bene, avvisandoci che ormai erano gli ultimi momenti…stava per morire.

Ero disperata di non poterla supportare alla fine della sua vita!

Allora ho telefonato all'ospedale di Guastalla chiedendo se fosse possibile starle vicino. Alla fine, ci hanno fatto entrare e per fortuna mia mamma era ancora viva, anche se era in coma farmacologico e con l'ossigeno. Nonostante tutto ci hanno permesso di stare in una stanzina da soli, lei, io, le mie sorelle e mio fratello.

Ci siamo avvicinati e gli abbiamo detto “mamma siamo qua, adesso puoi andare.”

Questo, ci ha permesso di esserci in quel momento, di poterle stringere la mano.

È spirata quasi subito, come se ci avesse aspettato. Così commovente e profondo.

Questa esperienza mi ha dato una gioia indescrivibile: non sono addolorata perché lei se n'è andata, sono felice del periodo in cui l'ho avuta, poter passare gli ultimi tempi vicino a lei è stato un grande dono.

Ora mi sento in pace e me la sento vicino.

Ho avuto una mamma speciale e di questo sono infinitamente grata.


Patty - A casa mia non entrava mai nessuno, amiche o amici no, solo i parenti. C'era un alone di pesantezza, di dolore. È una cosa di cui ho sofferto tantissimo. Per mio padre la famiglia e la casa erano sacre, ma eravamo solo tra di noi.

Anche mia madre purtroppo ha subito questa situazione, ma è sempre riuscita ad andare oltre.

Adesso ha 95 anni, abita da sola, fa fatica a camminare, però ha una forza straordinaria anche se è piccolina e tutta curva.

Il dono che mi ha trasmesso è questa sua forza, la capacità di passare attraverso le tempeste, le più dolorose e faticose. Noto molta differenza nel carattere da ora a quando era in vita mio padre, che era veramente un padre padrone.

Lei ne era innamoratissima, e non sapeva mai, nei momenti della mia adolescenza se prendere la mia parte (sentivo che voleva capire anche le mie esigenze), o se stare dalla parte di mio padre. Erano delle grandi lotte!

E anche adesso parla sempre di mio padre, che è morto 30 anni fa, come di un uomo meraviglioso!

Mia madre è sempre stata una persona molto riservata, ora è un po' più aperta, mi racconta tantissime cose della guerra e di quando era giovane.

Comunque, il dono grande che mi ha fatto è di essere andata sempre avanti senza farmi pesare il suo dolore; ha un senso della cura estremo, ci sono sempre prima gli altri, lei si arrangia in qualche modo! Ho tanta ammirazione per questo suo modo di stare al mondo e della sua presenza.


Rosa: Ho una foto simbolo di mia madre: io sono piccolina, avrò 6-7 anni tutta ricciolona, mia mamma, anziana con i capelli bianchi, sembra mia nonna. Per differenza d'età e per situazioni varie, il ricordo che ho di mia madre è di una persona di cui mi sono “dovuta occupare”, quindi non ho avuto l’esperienza che in generale tutte hanno vissuto, ovvero una mamma che si prende cura di noi.

Il dono che mi ha trasmesso, che talvolta utilizzo per proteggermi dai sensi di colpa, è che la perfezione non esiste! Ci si occupa degli altri come si può, si fa quel che si può!

La perfezione nelle relazioni non ce l'ha avuta lei, non ce l'ha avuta sua madre, non ce l'ho io: facciamo quello che possiamo per i figli e per le persone che abbiamo intorno, con gli strumenti che abbiamo.

Per questo non sto a recriminare se non è stata affettuosa.

Sicuramente ci ha voluto bene come ha potuto, non è stata la migliore mamma del mondo e qualcosa di lei ho ereditato.

Ultimamente mi sto sperimentando, nel ruolo di madre con “figlia acquisita”, è arrivata la morosa di mio figlio e ha portato una ventata di femminilità in un ambiente maschile, visto che ho due figli maschi e un compagno!

Mi piace molto questa ragazza perché è molto aperta, molto empatica, abbraccia, ha portato l'abbraccio, adesso anche mio figlio mi abbraccia, perché lei gli ha detto una volta: “la mamma si abbraccia!!!”.

Fantastico!

Sto sperimentando questa cosa, non mi permetto certo di fargli da madre, però mi piace vederla come figlia acquisita, l’affetto, gli abbracci, la complicità femminile.

E poi tanta ammirazione da parte mia, lei è venuta dalla Spagna, non ha niente, se non mio figlio e la nostra famiglia… si deve creare tutto, amicizie, lavoro.

È un nuovo rapporto al femminile nella nostra famiglia.

 

Maurizia: Noi abbiamo vissuto senza dubbio delle esperienze migliori, credo, di quelle che hanno vissuto le nostre mamme. L’epoca in cui viviamo, il benessere, una capacità di leggere la realtà e capire noi stesse e il mondo.

Ascoltandovi, mi sono fatta l’idea che tutte le nostre mamme hanno avuto delle esperienze simili: famiglie patriarcali, spesso famiglie contadine, rapporti di sottomissione verso i mariti e in generale verso gli uomini della famiglia.

In effetti cosa potevano fare queste donne di più di quello che hanno fatto? Teniamo conto che non avevano tutti gli strumenti che abbiamo noi ora!

Pensando a mia madre, un dono che mi ha lasciato è la forza. Lei è sempre stata una donna molto forte e io mi ritengo una persona forte. Una qualità che ho ereditato da lei, perché credo che siano proprio gli esempi che ti vengono trasmessi attraverso i comportamenti a formarti nel bene e nel male.

E cosa penso di me come madre? Premetto che faccio fatica a star dentro a questa definizione perché penso che sia uno stereotipo: non mi sono mai sentita comoda né nei panni di madre né in quelli di moglie.

Posso solo dire di aver cercato di far meglio di quello che ha fatto mia madre con me. Io sono stata molto giudicante nei suoi confronti, ma è stato uno dei più grossi errori che io abbia fatto in tutta la mia vita, perché non c'era niente da giudicare.

Non ho mai saputo cosa avesse “dentro”, non abbiamo mai parlato, non si è mai confidata con me. Quindi giudicare una persona che non conosci non ha senso.

Posso solo dire quello che ho visto in prima persona: lei ha vissuto quella storia lì, quella vita lì, viene da una famiglia contadina, ha visto la guerra, ha vissuto violenze irripetibili, le poche cose che mi ha raccontato mi fanno rabbrividire.

Hanno vissuto in sette in una casa dove a mala pena ci potevano stare in quattro, la sua mamma è stata molto malata, e poi è morta quando lei era ancora giovane…il padre è morto, non si ricorda neanche come era suo padre. Insomma, vite dure, quindi non è strano che poi con me sia stata anaffettiva.

Ho portato due foto che rappresentano il nostro rapporto: la prima è una foto di mia madre con me al mare, io sono bellissima e ci siamo tutte e due insieme. Qui è ritratta mia madre! È circa com’è adesso, la madre che tutto sommato preferisco, perché è quella più naturale, è quella che mi piace di più. Credo che quel momento immortali uno dei rari istanti in cui l'ho percepita come madre. Perché da lì in poi l'ho sempre solo avvertita come un peso appoggiato a me.

Questa invece è una fototessera, qui lei si vestiva e si atteggiava per fare una foto, non è autentica, è in posa. Questa foto rappresenta tutto quello che io non ho amato in mia madre, cioè la persona che si veste per la festa, che va davanti all'obiettivo, che è andata dalla parrucchiera apposta perché deve fare la foto.

Ora è in una struttura da un anno. Non è autonoma, è qui oltre il tempo.

Oltre il tempo, nel senso che ormai il tempo del suo fisico è finito, il suo corpo ha detto basta, il cervello c'è ancora, ma tutto il resto ha detto basta.

La forza, comunque, si vede anche adesso.

È lucidissima, anche se è quasi completamente sorda.

In ogni caso io spero di aver lasciato qualcosa di meglio ai miei figli, io con loro parlo di qualsiasi cosa, anche loro si avvicinano a me molto spesso e questa è una cosa che apprezzo. Ho fatto un lavoro migliore di mia madre? Non lo so, abbiamo vissuto dei tempi troppo diversi per poterlo dire… io ho avuto degli strumenti diversi rispetto a lei.




 

Cinzia: Ecco! Non c'è mai mio padre nelle foto che vi ho portato!

Questa è una di quelle foto "studiate" che si facevano una volta. C'è mia madre, mio fratello e ci sono io. 

L'altra invece sono insieme a mia mamma e mia nonna materna.

Me ne rendo conto adesso che ho scelto queste foto escludendolo…forse non è un caso perché mio padre è sempre stato un grande problema nella nostra vita. Quando è morta mia madre e mi ha lasciato sola con mio padre da gestire, mi sono resa conto per la prima volta di quanta rabbia avevo nei suoi confronti.

Una rabbia che senz’altro ha anche compromesso il rapporto con mia mamma perché lei lo difendeva sempre.

Per esempio, mi diceva spesso “ma è tuo padre, al padre bisogna portare rispetto”.

Purtroppo, un tempo i ruoli erano quelli molto definiti e rigidi, non avevamo la libertà di dire il nostro punto di vista, non avevamo le consapevolezze che abbiamo adesso.

Il marito lavorava e manteneva la famiglia, la moglie educava i figli e se poi i figli erano “maleducati” o non portavano rispetto al padre, era tutta colpa della madre.

Queste madri poverette, sembravano essere le responsabili di tutte “le colpe”!

A quei tempi, ma anche ora… facendo esperienza come educatrice a scuola, mi sono resa conto che il senso di colpa delle madri è sempre presente: l’educazione, i figli che hanno dei problemi fisici o psichici…la madre è sempre in prima linea, per aiutare i suoi figli, ma anche per prendersi i peggio giudizi da tutti.

“Le brave madri non sbagliano mai!!!” Ma chi l’ha detto?!

Effettivamente anche io a mia madre non ne ho fatta passare una, sono stata veramente faticosa per lei, però mi rendo conto che lei tentava, con i suoi strumenti, di capirmi e ha fatto quello che poteva.

C'era anche uno scontro generazionale non indifferente.

Inoltre, avevo il mio vissuto, i primi anni di vita, lei e mio padre sono andati per un anno e mezzo a lavorare in Germania e io, che avevo solamente un anno, sono rimasta con i nonni.

Senz’altro questo trauma ha dato i suoi segni durante la mia adolescenza: ero ribelle e insofferente.

Comunque, quando mi sono ritrovata da sola con mio padre ho pensato “Potevi morire tu e lasciarmi da sola con la mamma, un po' di tempo per stare insieme a lei senza ansie!”.

Quando mia mamma è morta ho pensato che tutte le cose importanti della vita le abbia imparate da lei, credo di averlo anche detto a mio fratello.

E una delle cose più importanti, il dono alla base di tutto quello che ho ricevuto, è l'amore per la vita, perché mia mamma, come tante altre mamme che hanno sofferto, aveva un immenso amore per la vita. I problemi si affrontano perché è bello stare insieme, perché è bello vedere il sole tutti i giorni, lei aveva questo senso anche agreste, bastava andare a fare un giro in campagna, andare al mare, ed era felice. Per questo mi mancano tanto quei momenti da condividere, solo io e lei.

Quando già stava male mi ha detto “Se non avessi te non saprei proprio come fare”. Sentire la sua gratitudine, dopo tutto quello che aveva fatto per me, è stato molto commovente.


Franca G.: Questo tema mi tocca molto, mia mamma è all'ospedale adesso, ora sta meglio e verrà a casa, ma non so se camminerà ancora perché è stata tanto a letto.

Quando sono all'ospedale mi dà la mano e per me è una cosa incredibile!

Infatti, l'unica cosa che le potrei rimproverare è che lei non ha mai condiviso il suo vissuto e le sue emozioni. Lei non ha mai stretto la mano così, invece quando vado lì, mi stringe anche per mezz’ora, è una condivisione importante, un contatto mai avuto.

A gennaio farà 93 anni, quella sua è una generazione davvero sconvolgente.


Lella: Mia madre non raccontava molto, però mi ricordo cose vivissime che mi sono rimaste impresse.

Era una ballerina stratosferica, bella, e ballava davvero bene. Badava le pecore e poi, quando poteva, si fermava a ballare. La notte poi doveva venire giù per i grippi con le pecore. Oltre a essere vissuta in campagna in questo modo, è andata a fare la serva a Milano e mi raccontava: “una volta sono venuta a casa che c'era la neve, ero arrivata su un camion (parliamo forse del ‘45). Avevo le calze a rete con la riga dietro, le scarpe con i tacchi e ho dovuto camminare nella neve perché il camion non andava avanti…”

Il dono che mi ha lasciato è sicuramente la forza.

Purtroppo, mi ha educata ad essere donna servile del maschio. Glielo perdono, e questo grazie a mia figlia che mi ha aiutato a comprendere che lei ha fatto quel che poteva e l’educazione che aveva ricevuto era quella.

Mia madre fino all'ultimo ha sempre difeso i maschi di famiglia, diceva: “lui no, non può farlo!” parlando per esempio di mio figlio. Secondo lei era giusto che la ragazza si desse da fare e il maschio dormisse. Invece, mia figlia mi ha aiutato a “svegliarmi”, mi ha invitato a trattarli entrambi allo stesso modo.

Quindi, ringrazio soprattutto mia figlia. Ma certamente ringrazio anche mia mamma, era così presente e generosa!

Per esempio, quando il sabato arrivavo a casa da Sassuolo trovavo un vestito. 

Io vivevo in città e andavo a scuola, avevo bisogno di cambiare vestito; e lei cosa faceva? Vendeva i conigli, faceva la cresta sulla spesa, perché di soldi ce n’erano pochi.

Comprava la stoffa, lei aveva fatto la sarta da giovane (e mi ha dato anche delle idee rudimentali che io tuttora uso per me), e mi faceva un vestito.

Spesso non mi piaceva ma non avevo il coraggio di dire “mamma per piacere, non mi piace” … ma lei ha fatto tanto per me!

Mi ha osteggiato, ma poi a un certo punto ha capito che la mia ribellione era giusta e mi ha sostenuto; diciamo che è stata mia complice.

Così ho fatto pace, non ho niente da rimproverarle.

Attenzione! Ho attraversato varie fasi: l'ho criticata tantissimo, ho litigato, poi mi sono resa conto che spesso mi trovo a fare le stesse cose che faceva lei e che io non sopportavo. Così, su per la scala, scalino dopo scalino, ho capito che lei è stata grande.

Perché ci ha tirato su al meglio, ha fatto tre figli in tre anni, non c'erano soldi, avevano fatto dei debiti. Mio padre lavorava tanto e poi la domenica andava all'osteria e veniva a casa che aveva un po' bevuto…. Ma poi col tempo ho superato anche questo.

Lei è stata grande, non so se io sono stata “grande”, però qualche riscontro ce l'ho anche io con i miei figli.





Foto di Silva Masini



1 Comment


Tina Gardi
Tina Gardi
May 30

Queste testimonianze sulle proprie madri mi commuovono profondamente, sia quelle in cui mi rispecchio per le stesse esperienze, sia quelle così diverse dalla mia vita in cui sento il coraggio, la sofferenza e l'amore delle altre donne. Grazie a tutte per la vostra testimonianza. Tina

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