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  • Femmine Difformi project

Nodi e Doni nella relazione con la madre - 4

Pubblichiamo un ultimo prezioso contributo che chiude la Call del progetto Gestazione.

Grazie per la vostra collaborazione e fiducia!!!

Ogni vostra riflessione ha nutrito questa ricerca permettendoci di immergerci nelle esperienze personali ed intime fino a spingerci verso una lettura sociale in cui la madre è stata incorniciata.

Il desiderio impellente è di spogliarci da schemi e pregiudizi respirati sin dalla nascita, che hanno condizionato profondamente questa relazione primaria. Non ci sono risposte, ci sono tante domande.

Ora ci dirigiamo verso un docufilm che raccoglierà i tasselli di questo immenso puzzle.

Restate con noi, la ricerca continua.





Il Dono: essere figlia femmina

Il Nodo: essere figlia femminista


Tra il Nodo e il Dono: essere (anche) figlia di me stessa grazie al femminismo.


Domani sarà il compleanno di mia madre: 80 anni, tondi.

Guardo indietro e leggo questo:

quando non ci sono le condizioni per costruirsi una struttura di idee, concetti, di valori fatti propri, integrati, masticati e assunti, permane una fragilità di pensiero che facilmente (e comprensibilmente) si appoggia, ricalcando, a pensieri e idee dati per validi ed in sostanza accettati come inamovibili.


"Si è sempre fatto così".


Mia madre l'ho dovuta - e voluta - leggere con una lente femminista, per poter perdonare lei e pure me stessa.

La normalizzazione del mettersi sempre in secondo piano ed a tenere talmente silenziati i propri desideri, gusti, aspirazioni, fino a smarrirli definitivamente, mi ha segnata nel profondo.


Da sempre ho mangiato per confermarle il mio amore, per dimostrarle che ciò che faceva "era buono", nonostante le continue incessanti critiche del figlio (mio fratello) e del marito (mio padre).


Nella fase più complessa dell'adolescenza, dove ho pensato essere un valore la seduttività del mio corpo sessualizzato, ho iniziato ad odiarla per la remissività che la abitava e che esprimeva nelle movenze e nei silenzi.

Da più adulta sono passata a vagliarla da un altezzoso posizionamento femminista, arroccandomi tra analisi psicologiche e sociali, per poterla amare - e giudicare - da una prospettiva di genere "indiscutibilmente corretta".


Nel frattempo il mio corpo - io -  siamo ingrassati e dimagriti innumerevoli volte, come innumerevoli sono state le rassicurazioni, le conferme, il sostegno e gli apprezzamenti in funzione, principalmente, dei vari kg persi (e ritrovati): siamo ripartite dal via un sacco di volte.

Mi ha sempre guardata molto - e altrettanto mi ha soppesata - con uno sguardo tanto amorevole quanto grondante di grassofobia interiorizzata, allo stesso modo mi sono guardata a lungo io stessa.


Ciò che avevo da dirle sul mio rapporto conflittuale con il cibo, gliel'ho vomitato addosso fuori tempo massimo, andando a pescare accadimenti talmente remoti (per lei) da sentirmi io stessa irrisolta e delirante: la mia capacità di leggere i danni che ci ha inflitto il patriarcato in quanto donne, a prescindere dall'essere madre e figlia, ha oscillato nel tempo quanto il mio peso.


Poi finalmente ho smesso di parlarle di cibo, di kg, di salute legata al peso (il mio sempre), dell'ultima dieta definitiva o attività fisica funzionale a...


Ho smesso di parlare anche di altri corpi, cosiddetti non conformi, nei termini consueti che ci sono stati famigliari per lungo tempo e che hanno riempito le nostre conversazioni.


Non è stato più possibile - non lo è tutt'ora -  parlarle di me schivando i temi che riguardano la forma del mio corpo e dei corpi altri in generale, temi sui quali, nel frattempo, ho preso maggiore coscienza politica e consapevolezza personale.


Ma ultimamente ha ripreso a dirmi - di tanto in tanto - che sono bella, esclamando in dialetto emiliano "sti bela!", nonostante nessuna oscillazione di peso al ribasso sia accaduta.


Mi sono chiesta se oggi mi vede finalmente nella mia interezza o se invece risuona intuitivamente con quella parte di me ancora non pacificata /non risolta, nonostante le mille-mila analisi, letture, percorsi, pratiche.


O forse - magari (magari!) - entrambe le cose, nelle infinite possibilità materne di essere madri e figlie a noi stesse e alle altre contemporaneamente, e nell'incessante - spesso inconsapevole - moto generativo (anche) di genealogie Altre.


Oggi so che abbiamo imparato a schiudere varchi plurali nonostante tutto: siamo le Antenate del Futuro.


Grazie Madri

Grazie Figlie

Grazie Femministe

Grazie MiaMamma, 

buon compleanno.


A.I.P.




Foto e collage di Silva Masini

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