La viscontessa dimezzata

 

 

...Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane…

Italo Calvino

Chi siamo noi veramente? Viene un tempo in cui ci si domanda...

 

Ci si incontra nei sogni di giorno, ci si scontra con i desideri, le speranze, le aspettative, non sempre nostre, confusi dall'illusione del passato e dalla realtà che ci attende nel futuro.

In questo tempo mi chiedo: dove sono “IO”? Quando ho iniziato ad essere “IO” davvero?  Già da bambina mi specchiavo nel mondo ma non sempre mi vedevo per come sentivo di essere. Mi cercavo attraverso gli sguardi di mio padre e di mia madre e non mi sentivo mai abbastanza…

IO sentivo che c'ero in quanto anima; e il mio giovane corpo non ha tardato a farsi riconoscere per la sua femminilità. C'era il mio corpo... e la mia anima con lui; lottavano insieme con gentilezza come fa la piantina nel terreno per trovare il suo spazio nel mondo: uno spazio che fosse autentico, confortevole e riconosciuto.

C'era il mio corpo... lo sentivo nella sua forza; è stato pronto a dare la vita nell'attimo di dolore che precede la gioia, così come è stato lì nello squarcio di dolore profondo che non poteva farla emergere.

Il mio corpo era lì, lo ricordo bene,  piangeva disperato; era lì con la mia anima a fare i conti con la mia mente.

La vita fluisce lenta, il tempo cuce le ferite che si cicatrizzano al sole d'estate, ma è negli inverni freddi che riaffiorano le fitte di dolore. Il corpo non è vero che dimentica i dolori:  li elabora, li sublima, li danza alla vita come può.

In questa incomprensione e in questa doppia mancanza ho maturato la consapevolezza della mutevolezza e caducità delle cose che mi portano alla continua ricerca di me stessa, trasformazione, rinnovamento ed unione tra le mie parti, come una Viscontessa dimezzata in una continua lotta per ritrovarsi.

Una lotta che si muove tra aspettative esterne e conflitti interni come in una dannata danza tra rotondità e quadrature, nell’infinito delle  contraddizioni dentro e fuori di me.

Grazie agli effetti video ho provato a fermare il tempo e vedere me stessa nelle sue parti specchiandomi in profondità e in chiara trasparenza perché in questa fase della vita sento di dover andare al fondo della mia essenza; non ho più tinto i miei capelli per vedere come sono diventata davvero, cercando di guardarmi negli occhi sfiorandomi fino all’anima. Ho potuto farlo con nello sfondo del mare amico e nel cerchio di donne intente ad intrecciare trame di verità, in un abbraccio presente e amorevole, in sana e naturale armonia.

Le donne insieme hanno una profonda alchimia di saggezza che le unisce; riescono in complicità a fare uscire le loro vere anime, un istinto sacro che spesso viene represso.

Insieme ridiamo, piangiamo, laviamo le nostre ferite, ci mettiamo a nudo nelle nostre più intime verità, senza giudizio e supposizione, restituendoci semplicemente amore e gratitudine. Il tempo avanza e quella naturale saggezza ci accompagna sempre più ad aspirare al divino, alla sacralità e a quel legame spirituale che unisce tutte le creature.

Noi donne siamo creature e creatrici al tempo stesso, abbiamo un dono che ci è concesso di conservare e celebrare; la forza generativa, di qualunque espressione essa sia, non è da possedere ma da lasciare andare, come fa la pianta con i suoi semi.

 

Da un po’ di  tempo ho  realizzato che l'instabilità è la mia costante e perciò ho fatto pace con essa; d’altronde la regolarità, la certezza, la metodicità non hanno mai fatto parte di me.

Forse ad oggi questo mi è chiaro: nella variabilità della vita finora ho trovato il mio punto di forza creativo e la mia linea tesa, mentre nelle contraddizioni ho imparato ad apprendere le differenze.

 

Oggi mi piace pensare che il rispecchiarmi dentro le parti di me non sia per vedere mancanze e sottrazioni ma per trovare al centro uno spettro multidimensionale di infinite possibilità, che possano evolvere e sbocciare, perché il tempo che resta mi aiuti a conoscermi davvero fino in fondo per come sono e per osservare ed amare tutte le mie parti, anche quelle più fragili e limitate che dolorosamente mi si stanno presentando di fronte.

 

E se è vero che l’inquietudine fa crescere, voglio imparare a conoscerla e a diventarne compagna.

La Viscontessa potrà così smettere di lottare e non sarà più Dimezzata ma Intera ed Integrata a se stessa.

                                                                                                                                                               Marina Di Mattei