• Femmine Difformi project

Le domande di Penelope

una ricerca di arte relazionale e partecipata

collettivo Femmine Difformi in collaborazione con il gruppo LabiArts


di Silva Masini



Nel novembre del 2019, con il gruppo d’arte Labiarts[1], abbiamo iniziato una ricerca introspettiva e fotografica sul mito di Penelope.

Qualche mese dopo inaspettatamente ci siamo ritrovate costrette nella chiusura del primo lockdown.

Non potendo vederci in Presenza, come da sempre avevamo fatto, ognuna ha preso in mano i propri fili, li ha sistemati e ha preparato un telaio simbolico sul quale creare, distruggere e trasformare la propria tela.


Una tela, tante tele… non da sole…INSIEME!!!

Abbiamo provato a tenere unita la rete nonostante gli impedimenti e a costruire una tessitura collettiva. Con una cadenza quindicinale abbiamo partecipato ad appuntamenti online mantenendo il confine tra il bisogno di esprimere personalmente il proprio sentire e sintonizzarsi su un progetto comune.

A marzo 2020 è iniziata l’avventura di #Penelope resta a casa.


A quale personaggio mitico più appropriato potevamo ispirarci in un momento di ribaltamento e di riflessioni così intime?

Una coincidenza? Senz’altro una potente occasione.


Con Penelope, nella luce silenziosa delle nostre stanze, è iniziata un’auto riflessione, dimensione esistenziale progressiva del tessere, disfare e tessere di nuovo, nel divenire del tempo come elaborAzione, reAzione e trasformAzione a ciò che stavamo subendo.

Intanto fuori dalle nostre case, una tormenta invisibile e totalitaria mai vissuta prima, si abbatteva prepotentemente sulle abitudini consolidate del nostro quotidiano “benessere”.

Ancora una volta le donne e i fragili hanno dovuto pagare il prezzo psicologico, emotivo, economico di una società patriarcale ego centrata.

La Sindemia poteva e può essere occasione sociale di comprensione e superamento degli errori fatti sino a qui, poteva e può provocare un cambiamento epocale.

Invece per ora stiamo sperimentando ancora una volta divisione, regressione, accanimento con una ormai usurata modalità volta a fare profitto e interessi personali, incentivando speculazioni anche in situazioni drammatiche dove ci sono in gioco la salute e la sopravvivenza di molti esseri viventi.


E noi…in questo sentirci impotenti e sovrastate da qualcosa di immenso e incontrollabile, noi abbiamo la fortuna e la volontà di Essere e tEssere insieme, ognuna con dubbi, paure, alti e bassi, ma nel confronto, nel dialogo costruttivo, con la volontà di inventare nuove possibilità.

Non ci divideranno!

Ogni occasione incrementa l’unione e nutre la fiducia nei nostri potenziali innati.



Si dice che la tessitura è talento femminile, perché ciò che si genera…cresce e prende forma, è lavoro da donne.

Nel telaio metaforicamente l’ordito, fatto di fili tesi, assomiglia alla struttura definita di una vita da attraversare…mentre i fili della trama, disegnano e danno forma e colore all’imprevedibile unicità di ogni esistenza.

Su questo abbiamo riflettuto e iniziato a sviluppare la nostra ricerca individuale e collettiva.


Tessere etimologicamente ha la stessa radice di testo.

Textus, Texere…intrecciare, intrecciare fili, intrecciare parole.

Tessere è raccontare, abbiamo deciso di raccontare a noi stesse cosa ci stava accadendo.


Prendere consapevolezza e confrontarsi, per non sentirsi sole e disorientate, per ricordarsi che la creatività è un potente strumento di guarigione e di risoluzione.


Una ricerca introspettiva con risvolti sociali, in cui Penelope è rappresentazione simbolica che può aiutare ad una presa di coscienza.

In questo senso ci siamo ispirate alle riflessioni di Adriana Cavarero che con il suo libro “Nonostante Platone” ci ha aiutato a «rubare figure femminili al contesto lasciando che il tessuto lacerato lasci intravvedere i nodi su cui si regge la sua trama concettuale occultante».

Questa operazione è simbolizzata dal «lavoro di Penelope che tesse e disfa, ma su due diversi telai, dei quali il primo compone figure diverse di un ordine simbolico femminile, mentre il secondo scioglie in matasse infeltrite l’arazzo dei padri».


Questa ed altre interessanti letture[2] ci hanno aiutato a dar vita a domande emerse dal caos...


Cosa possiamo fare noi, se non destrutturare il mito per tornare a noi stesse?


E poi tutto d’un fiato….


Quanto certe gestualità, come il tenere il filo, fare rete, intrecciare, tessere, cucire, lacerare e rammendare, ritroviamo concretamente o metaforicamente nella nostra vita?

Ci siamo mai ritirate nella nostra “stanza” a tessere e a disfare la tela?

Che significato ha per noi il fare e il disfare? E in questa società?

Il tempo dentro di noi coincide con il tempo fuori di noi?

Quale tempo interiore vorremmo proteggere e vivere liberamente?

Chi siamo quando siamo noi stesse?

In questa società siamo libere di esprimere la nostra verità, il nostro sentire?

Quanto la nostra immagine gioca un ruolo assegnato da condizionamenti patriarcali?

Ne siamo consapevoli?

Come la nostra creatività può diventare uno strumento per liberare il nostro Essere?

Se Penelope vivesse in questa epoca cosa avrebbe da dire al mondo?

Di quale messaggio sarebbe portatrice?

Penelope che fai? Attendi cosa? Che aspetti? Com’eri da bambina? Che giochi facevi?

E ora cos’è per te la tela? Qual è il tuo sogno di donna matura?

Quali sono le emozioni che vorresti esprimere e condividere in questa epoca di pandemia?

Cos’è per te la bellezza?

Cosa non vorresti ripetere nella storia delle donne? Come ti senti in questa società?

Secondo te Penelope dopo più di 2000 anni gli uomini si comportano allo stesso modo?

O sono più aperti e collaborativi? Cosa è cambiato?

E tu cosa cuci? Cosa metti assieme?

Quando ti sei rotta? Quando ti sei fatta a pezzetti? E ora che fai?

Aspetti? No…Tu metti insieme! Giusto? È questo quello che fai?

Quanto tempo ci vuole per rimetterti insieme? E di quanti pezzi sei fatta?

Metti insieme o separi? Distruggi o costruisci? Parti o resti?

Che siano le nostre mani la strada?


Tra una giungla di domande che hanno creato altre domande, Penelope è stata una delle possibilità di rileggere e riscrivere il nostro vissuto nel desiderio di essere libere di essere noi stesse.

Questo è il filo che ci unisce come collettivo: tendere verso l’autenticità e l’accoglienza di ciò che siamo, così come siamo.


Penelope è un mezzo per attraversare, come già abbiamo fatto altre volte, lo stereotipo sociale, il mito, l’archetipo e ricongiungerci a noi stesse. Fare di giorno e disfare di notte la tela, vivere il presente superando i limiti dell’attesa.

La capacità creativa e reattiva, in un mondo maschile dominante, fa di Penelope una figura mitica stimolante per espressioni critiche e catartiche.


Questa ricerca, in gran parte realizzata attraverso lettura, scrittura, riflessioni/domande/condivisioni, fotografia e foto collage, ha avuto parallelamente una valenza personale e collettiva.

Ognuna di noi si è immersa nei propri fondali pescando “il filo rosso” per donarlo al Cerchio e tesserlo come bene comune nel grande Telaio.


Recentemente abbiamo sentito la necessità di vicinanza e un sano richiamo a far parlare il corpo.

In una favorevole riapertura degli spazi d’incontro, ci siamo organizzate per lavorare insieme “vive dal vivo”.

Ci siamo ritrovate agli inizi di giugno a Bardeggiano (Si), dopo tanto tempo di lontananza fisica e lavoro fatto nella distanza. Finalmente ci siamo incontrate in presenza per esprimere il nostro Esserci.



In collaborazione con l’artista Benedetta Montini, che ci ha aiutato a far sintesi del percorso fatto in precedenza, abbiamo dato voce e corpo a tutta la ricerca, facendo un passaggio importante e decisivo da #Penelope resta a casa a Penelope è W!

Se l’esplorazione si era concentrata sul “restare a casa” con il corpo, per viaggiare solo con la mente, in quest’ultima fase proprio il corpo ha dato vita al viaggio, un corpo che sente, che esprime, un corpo che varca le soglie per gridare Penelope è viva!



“Mi concentro allora nel significato di “soglia”. Penso che il nostro vivere, dal primo respiro all’espirazione, sia una corrente di soglie, di occhielli in cui esperire. E in questa interpretazione i verbi “andare” e “tornare” non sono in opposizione.

Ogni soglia è in divenire.

Così, anche ogni punto, ogni casa, ogni fuoco (interiore)” (Farabbi 2003)



La ricerca continua….a presto aggiornamenti!


[1]LabiArts è un territorio femminile libero in cui potersi esprimere. Un gruppo che da anni fa ricerca individuale e collettiva attraverso fotografia, pittura, foto collage e scrittura. [2] M. Atwood, Il canto di Penelope. Il mito del ritorno di Odisseo A. Cavarero, Penelope, in Nonostante Platone, Roma 1990 A. M. Farabbi, La tela di Penelope, Faloppio 2003 A. Leclerc, Toi, Pénélope, Arles 2001 J. Papadopoulou Belmehdi, Le chant de Pénélope. Poétique du tissage féminin dans l’Odyssée, Paris 1994




foto di Isabella Tholozan e Silva Masini












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