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  • Femmine Difformi project

Nodi e Doni nella relazione con la madre - 2




Progetto Gestazione: dalla Call lanciata a dicembre continuano ad arrivare lettere e riflessioni personali. Il tema è coinvolgente, la relazione tra madre e figliǝ evoca sentimenti contrastanti, si muovono emozioni connesse al legame viscerale, ma emergono anche le contaminazioni che ognunǝ ha subito nel proprio contesto sociale.


Condividiamo alcuni dei contributi ricevuti e vi invitiamo a lasciare ancora un vostro pensiero. Grazie a tuttǝ.



Ho ancora una madre, questo è già tanto. Un nodo, un cordone che sarà difficile tagliare quando sarà. 

Ho rischiato di perderla almeno due volte e questi eventi tragici mi hanno fatto intravedere la vita senza di lei, per questo parlo in previsione di quello che accadrà inevitabilmente. 

Madre, lavoratrice indomita dal sorriso splendente, con la serenità nello sguardo anche nelle difficoltà.

A volte iperprotettiva, a volte figlia, bisognosa lei di protezione e umile nell’accettarla.

Il suo insegnamento più grande, il DONO, è stato quello di amare e concedere il proprio tempo senza aspettarsi nulla in cambio, se non il rafforzarsi del senso di unione della famiglia, che ha costruito con grande forza di volontà.

I nodi sono due: quello che mi sale alla gola nel vederti sofferente e quello che, per troppa sollecitudine, ha fatto in modo che stessi troppo in prima linea, mentre sarebbe stato meglio facessi un passo indietro.


Grazie mamma, tremila volte grazie, ti amo.


R.L.



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Subito un Dono: la libertà.

Subito un nodo: l'essere invisibile.

L'unico modo per farmi vedere era ammalarmi, ancora oggi che mia madre non c'è più, l'unico modo per esistere per la mia famiglia è ammalarmi!

Nel 2014, precisamente nel mese di agosto, per un mese intero non mi chiamò nessuno, se fossi morta, non l'avrebbero saputo.

Nel mese di agosto del 2015 mi ammalai e da quel momento è iniziata l'odissea delle mie operazioni (la prima perforazione intestinale completamente ignorata dai chirurghi), quest'anno sarò operata per la quarta volta.

I miei familiari mi assistettero tantissimo, mia madre non seppe nulla, ormai molto anziana la protessi.

Non ho mai capito se ho voluto proteggere lei o me non parlando delle mie esperienze, dei miei desideri, forse mi volevo proteggere dalla sua assenza nei miei confronti... dalla sua assenza dell'unico spettacolo fatto a scuola a sette anni, canzoni per le mamme/ festa della mamma...e un vuoto in mezzo al pubblico.

Razionalmente ho sempre giustificato...mia sorella è piccola (tre anni), mamma non è potuta venire.

Le portai il regalino e rimase là sul tavolo...da allora la libertà è un grande dono ma anche un grande nodo... non ti vedo...puoi fare quello che vuoi.


C. M.

 


Grazie mamma per avermi fatto questo grande dono che è la vita.

Grazie soprattutto perché non credo che la famiglia fosse la tua aspirazione. 

Ho sempre pensato che era semplicemente così: sia il matrimonio che i figli negli anni 60, socialmente, si davano per scontati e così hai seguito la strada tracciata da altre prima di te.

Tu però volevi altro: un rapporto veramente paritario con tuo marito che non sei riuscita ad ottenere. E così la tristezza si è impadronita di te.

Anche se hai fatto tanti tentativi per uscire da lì non è stato facile. Non sempre si trovano (soprattutto si trovavano) le persone giuste, mamma!

E così hai vissuto a fianco a un pifferaio magico (anche se spesso in casa usciva Mr.Hyde) brillante, simpatico, socievole, giocoso, divertente.

E tu, con la tua tristezza infinita, senza conforto, sopravvissuta alla morte di tua mamma quando eri in tenera età, a quella della tua prima figlia, al suicidio di tuo padre... hai ceduto davanti a un rapporto di coppia insoddisfacente e a dei figli di cui non avevi desiderio di occuparti.

Forse se fossimo stati ESATTAMENTE come volevi tu qualcosa sarebbe cambiato. Ma... chissà!

Grazie mamma per aver fatto quello che eri in grado di fare, il fare era il tuo talento e così siamo sopravvissuti tra il tuo fare e l’empatia tuttora viva di papà più che 90enne.

Mi dispiace che fino alla vecchiaia non abbia mai apprezzato le “mani addosso” così chiamavi anche le carezze e gli abbracci che in un collegio femminile di suore certamente non avevi mai sperimentato.

Mi dispiace per la tua chiusura, per non averci dato, come figli e figlie, una possibilità.

Ma in effetti il pifferaio magico superava il Mr.Hyde che ci faceva tremare e soprattutto superava di gran lunga la tua energia, la tua voglia di vivere e così noi stavamo tutti dalla sua parte.

Ci sono voluti tanti anni prima di riuscire ad ascoltarti davvero, a scorgere la tua saggezza dietro quelle uscite ciniche che un tempo sapevano solo di cattiveria alle mie orecchie.

Con l’età ti ho capita e ti ho vista come figlia di quei tempi. 

Tempi in cui non si buttava all'aria un matrimonio con la motivazione (o l'alibi) dei figli. Nonostante l’alienazione e il disagio. E, alla fine, tristemente ti sei spenta, nello stesso ospedale in cui hai perso la tua prima figlia.

Incredibile cosa riesca a fare la vita!

Ti sei spenta da sola, senza nessuno che ti tenesse la mano e che ti facesse forza.

Io ero al lavoro, pensa un po’!

Sembra quasi il frutto del tuo stesso insegnamento: “Lo stipendio e l’indipendenza economica prima di qualunque cosa!” ci hai sempre detto.

Ho impiegato anni a perdonarmelo.

Che grande nodo, piazzato proprio qui sullo stomaco!

Dalla tua morte sono passati 8 anni; nel frattempo ho lasciato quel lavoro e vivo nella casa del tuo amato nonno e spero che questo ti faccia piacere e ti faccia sorridere, in qualunque luogo ti trovi.

Sento dentro di me tante tue memorie. Tra me e te, nonostante tutto, un rapporto viscerale.

L’ultima volta che ci siamo viste mi hai detto che solo la mia nascita era riuscita ad alleviare il dolore per la morte della tua prima figlia. Questo mi ha colpito perché tra me e lei ci sono stati altri due figli un maschio e una femmina con la quale non sei mai stata tanto leggera.

Certo è stata dura per me credere nell’amore ma ce l’ho fatta.

Anni di lavoro personale, crescita, messa in discussione, sconfitte e successi.

Un amorevole rapporto con un figlio al quale mi sono aperta e che mi ha fatto vedere tante, tantissime cose di me su cui lavorare.

Mamma, voglio che tu sappia che sei sempre nel mio cuore e che ti amo tanto.

“Le persone che amiamo non muoiono mai da sole” mi ha detto un’amica quando, dopo la tua morte, non riuscivo a smettere di singhiozzare. 

Voglio ringraziare anche lei…

 

Alessia T.




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Le esplorazioni continuano vuoi collaborare con noi? La Call chiude a fine maggio


L’idea è di raccogliere impressioni ed esperienze differenti su una relazione che ci accomuna:

Tuttǝ abbiamo una madre

Stiamo cercando di allargare questa condivisione e per questo abbiamo una domanda per te:

In questo momento della tua vita quali nodi e quali doni individui nella relazione con tua madre?”


per maggiori informazioni puoi consultare l'articolo


Se ti va di rispondere puoi scrivere o registrare un audio e inviarcelo all'indirizzo mail: id.difformi@gmail.com



foto di Silva Masini



 

 

 


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