Feedback e conclusioni….Cosa dicono gli altri su Il corpo che sogna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dapprima abbiamo condiviso il video in maniera privata e più raccolta invitando familiari e amici.

Questo ci ha consentito di confrontarci concretamente e in modo diretto con le perplessità, le domande e i commenti dello spettatore, che in quel caso era persona conosciuta e comprensiva.

Lo spazio di confronto protetto ha avuto su di noi un effetto benefico e di rielaborazione profonda: dialogare in libertà con persone “vicine” al nostro modo di sentire ci ha ben disposto anche verso punti di vista divergenti o critiche non sempre costruttive.

E’ stato un momento importante  e necessario prima di aprirci all’esperienza delle presentazioni pubbliche, in cui il confronto si è allargato a, uomini e donne, persone assolutamente sconosciute.

Ogni volta che abbiamo visto Il corpo che sogna insieme a qualcuno, che fossero familiari, amici/e o estranei, abbiamo chiesto di darci un feedback su quello che avevano visto e provato durante la proiezione del film.

Qualcuno lo ha scritto subito dopo la visione, direttamente su un foglio o un quaderno, qualcuno ce lo ha inviato via mail, altri lo hanno condiviso attraverso il nostro sito.

Ricevere il punto di vista del pubblico, è stato per noi un grande spazio di ascolto e ricettività, di riflessione e elaborazione, di comprensione, personale e di gruppo che ci sta portando avanti insieme in questo cammino/ricerca.

Abbiamo ricevuto critiche, consigli, riconoscimenti e ne abbiamo fatto tesoro come contributo vitale al processo di identità e cambiamento, nella creazione di nuove idee ed esperienze partecipate e condivise.

I feedback sono potenti nella loro autenticità, sia quelli dati “a caldo”, che quelli più elaborati; ci hanno realmente comunicato una diversità di percezione e di vissuti personali.

Dopo averli sviscerati, ordinati e suddivisi per temi di discussione e commenti ricorrenti, abbiamo tracciato punti di contatto e  li abbiamo raccolti qui di seguito suddividendoli per Punti critici, Rispecchiamento e dissonanze emotive Punti di Forza, Qualche nuovo spunto. 

Punti critici

 

Non poche persone hanno manifestato un senso di incomprensione nel vedere il video, gli è apparso troppo simbolico, spezzettato, ripetitivo, o intellettuale, un segreto, legato a un progetto intimo e personale, difficile da condividere, anche per la mancanza della parola.

 

“Si vede che è un lavoro di un gruppo di donne che si conoscono bene e hanno fatto un lavoro insieme, non so quanto è fruibile per altri, all’esterno.”

 

“Il trailer è più significativo perché si capisce un po’quello che avete fatto.”

 

“Io come uomo mi domando: perché in tutto questo lavoro di liberazione dagli stereotipi…questo tentativo di smontare luoghi comuni e imposizioni di ruoli…poi molte di voi si spogliano davanti ad una telecamera? …perché scegliere proprio la telecamera per spogliarsi? Secondo me è un mezzo “sbagliato” per dire queste cose, è proprio il mezzo che ha creato gli stereotipi…!!!”

 

“Io non amo le iniziative al femminile…Credo che siamo tutti nella stessa barca, uomini e donne e che insieme dobbiamo liberarci dai reciproci stereotipi.”

 

“Cosa vuol essere TERAPIA O ARTE? Nel primo caso, c’è bisogno della macchina da presa? Nel secondo, sembra dilettantistico, c’è approssimazione della recitazione.”

 

“Nel video non mi è chiaro se sogno e realtà sono interconnesse, se sì, che cosa sogna il corpo ? Cosa ci rivela il titolo e il video stesso? Qual è il messaggio che si vuole trasmettere?” 

 

“Non credo che un corpo possa sognare, è la mente che sogna!

La Baubo è geniale, è veramente il corpo che finalmente parla.”

 

E anche qualche commento critico e tecnico sul montaggio, sulla lunghezza e l’impalcatura delle scene, su alcune scelte tecniche…

“Baubo: la parte dei corpi dipinti è bellissima ma non c'è nemmeno il tempo di capire cos'è e di guardare un po' meglio che finisce! Assolutamente da allungare!!!

"la sequenza del lavatoio è troppo "pulita". Tutto il video ha dei colori un po' speciali, anche grazie al clima (sole forte, nebbia, nuvola...). Li dentro invece è tutto troppo giusto”

 

“Veli e teli compaiono troppo spesso, il troppo mare e il silenzio sono elementi denominatori comuni di cui si comprende la scelta ma che non rendono fluida la visione…”

 

Rispecchiamento e dissonanze emotive

 

Uno degli elementi costanti emersi sia dalle discussioni pubbliche che dai feedback, è la forte risonanza vissuta dal pubblico.

In primis moltissime persone si sono identificate e proiettate come in un un deja vu, percependo un senso di agio e riconoscimento della sensazione di autenticità o arcaicità, ma anche vivendo la frustrazione, la fatica emotiva, la sofferenza profonda dei vissuti femminili rappresentati.

“Quello che mi ha colpito sono le facce, facce VERE”.

“Vedo i veri volti, vedo le facce autentiche, non so cosa hanno fatto prima e perché, ma vedo che queste facce hanno qualcosa da dirmi e da darmi, sono i respiri senza maschera, sono gli sguardi sinceri.”

“Fragilità/stanchezza e forza, densità e fluidità, spiazzamento e commozione, sorpresa/imbarazzo e appagamento, tristezza e solitudine, una poesia non innocua, una sorta di purificazione emotiva e “un unico cuore pulsante”.

 

"Tante storie, eppure la stessa storia. Coralità. Sorellanza.”

 

“Felice di essere donna, felice di sentirmi parte di questo progetto.”

 

Da alcuni uomini: “vien voglia di essere donne!”

 

“Immagini potenti, poetiche, sensibili che credo possano vibrare nel sottosuolo di ognuno di noi (compresi gli uomini).

 

“Ho visto dare importanza al proprio corpo e ai suoi linguaggi, con gesti in grado di esprimere verità poetiche che le parole non possono produrre."

"Ho sentito parole stonate incarnate da fisicità imbarazzate.”

 

“E’ molto forte, ho avuto i brividi tutto il tempo e sofferto tantissimo con voi, con le donne che rappresentavano le varie tipologie di restrizione abuso e prigionia dell'Essere, ma al contempo ho gioito sul lavoro di trasformazione per il ritorno alle nostre origini, al femminile, quello vero.

Mi è piaciuto questo riscoprire quel senso di sé che era alla nascita quando si nuotava liberi e nudi da tutte le strutture mentali imposte dal pensiero, dalla società e dall'educazione.

Purtroppo le trasformazioni avvengono quasi sempre attraversando il canale della sofferenza…”

 

“La fine è bellissima, geniale, non scontata, il dolore è "il passato" e c'è la leggerezza e la gioia ed una visione positiva del futuro”

 

Proprio sul tema della sofferenza si sono manifestate più volte delle dissonanze:

“Troppe emozioni…Troppa sofferenza, i momenti di leggerezza e liberazione, di piacere, sono intensi e belli ma brevi e rari. “

E un senso di disturbo, di blocco verso l’intimità espressa: “mi dispiace “vedere” la vostra intimità !”

 

 

Punti di Forza

 

E non sono mancati i tasselli di supporto, dove il riconoscimento esterno è stato un ulteriore conferma al nostro operare e al nostro sentire.

“Si sente la diversità che non fa paura…”

 

“Il video esprime in modo potente Il mondo femminile e le sue risorse, il mondo femminile che ha la sapienza della Metamorfosi, che si manifesta in ogni donna e si completa, si esalta nella condivisione del gruppo.”

 

“L'ho trovato molto sensuale e profondamente femminile, molto junghianamente ricco di "anima" e sorprendentemente non didascalico: anche se tratta argomenti legati alle "costrizioni" dell'essere donna c'è sempre uno sguardo assolutamente personale, autobiografico, emotivo-individuale.

E poi il corpo! Che meraviglia.... un gran senso di libertà, naturalezza, coincidenza con l'essere se stesse, con momenti drammatici e con altri molto ludici.”

 

“La nudità mi è apparsa centrale intesa sia come nudità fisica che come nudità dell'anima che si svela. E mi è piaciuto il procedere parallelo fra l'una e l'altra. Ci si spoglia delle maschere fisiche e spirituali in modo armonico con una sofferenza che pulisce.”

 

Qualcuno ha manifestato l’importanza della diffusione del video, per il suo valore umano e sociale, per la grande complicità tra donne, per il sostegno e la forza con cui la sofferenza, le difformità, le debolezze di qualsiasi tipo possono essere superate e soprattutto trasformate nella dimensione artistica e poetica.

 

"Video felliniano, onirico."

 

“Il corpo sogna come la mente e come il cuore.”

 

"La natura, i paesaggi, la fotografia, la musica, le atmosfere “protagonisti” sono piaciuti molto, soprattutto l'elemento Acqua, “il liquido amniotico” che inghiotte, culla, pulisce e immerge corpi ed emozioni."

 

"Anche il lavoro svolto dai ragazzi spagnoli, le riprese e il montaggio, i tempi record di realizzazione del video ha ricevuto ammirazione da parte di alcuni, così come “che il parlato sia tenuto al minimo” e “l’aver agito collettivamente, in autogestione, senza una sceneggiatura, per una "guarigione insieme".

 

“Il video è molto più simile a un’istallazione artistica piuttosto che a un breve film, o a un documentario.

Si vede che nella narrazione c’è poco o nulla di costruito, che tutto è molto libero e imprevedibile.”

 

“Il corpo che sogna ha  un senso compiuto se lo si guarda come documento Femmine Difformi, inerente ad una tappa della vostra Ricerca.”

 

“La finalità non è il video, ma il progetto."

"Quando si vedono le vostre facce, si vede che siete impegnate a fare quello che fate...è il vostro progetto che viene ripreso.

Non stavate recitando, non vi stavano filmando, ma stavate vivendo la vostra storia.” 

 

"Progetto della donna adulta che si ridefinisce...è un film sul riposizionarsi nella vita.”

 

Un po’ di poesia

 

"Mi porto...

con me porto

la forza dei vostri sguardi…

dritti in macchina

dritti alla pancia

mi porto…

con me porto

la necessità

di far sognare anche il mio 

corpo."

 

"Creare, plasmare,

vergogna e o svergogna

giocare con le parti di noi

portarle alla luce

per sfidarle e,

metterle in mostra,

usarle e perché no

accettarle……"

 

Qualche nuovo spunto

 

Infine, qualcuno ha lanciato qualche idea audace … che per noi è ricchezza, amplifica e muove l’onda iniziale che abbiamo sprigionato.

 

  •  Rendere essenziale l’intero filmato, trasponendo alcune immagini più forti in un “corto” che dura al massimo 3 minuti.

  • …Mi immagino un corpo che sogna realizzato invece che nella natura, in una città…

  • - Duccio, un uomo non vedente ha proposto una “descrizione verbale poetica” de Il corpo che sogna.

  • - Dare un taglio sociale/politico al lavoro.

  • - Coinvolgimento dell’uomo come prossimo step…verso equilibri nuovi tra l’ universo maschile e femminile !

 

 

… continua ...

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